limperdonabile-smallL’Imperdonabile è un libro di poesie che veste gli abiti di un disco, che ha la grazia e la leggerezza di essere poesia da ascoltare, che si arrampica al cielo come preghiera, sulle ali del violino. In un’epoca anestetizzata e sterilizzata dalla smisurata egemonia della pubblicità commerciale, il tentativo di Michele Gazich di ottenere ascolto e attenzione attraverso soltanto voce e violino può apparire certamente imperdonabile. I suoi ingredienti sono ineffabili come ineffabile è la poesia, con la grazia di un’assenza che, di volta in volta, di voluta in voluta, si attorciglia e si dissolve come fumo, talora nocivo e velenoso come nella Canzone di chi non sa tornare, altre volte innalzandosi al cielo come colonna di incenso (Salmo magico). L’assenza di una donna amata che, per metamorfosi, è madre e compagna (Il latte nero dell’alba); assenza che è distanza e nomadismo dell’Autore stesso, che sente il nero del lutto dissociarsi da sé come una colpa, quell’idea di colpa che fa scaturire la negazione del perdono e da cui germina il titolo, con tutto il senso tragico del vivere che fa di quest’opera una disperata espressione di spirito inguaribilmente, necessariamente e autenticamente romantico. I riferimenti ad alcuni dei brani che compongono l’album non traggano in inganno e non siano risolti come interpretazione: Gazich mantiene in ogni testo un alone simbolico che trascende il significato letterale, per effondersi in raggio mistico. L’imperdonabile sarebbe non ascoltarlo.

L’Imperdonabile di Michele Gazich, (FonoBisanzio 2011, FB05CD)

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